Il suono viene creato da turbolenze ondulatorie dell'aria, onde d pressione che vengono percepite come suoni dall'orecchio umane. Nella sua forma più semplice, un'onda sonora ha l'aspetto visibile nella sottostante figura.
[D]I veri suoni sono, ovviamente, più complessi di una
semplice onda e contengono la somma di numerose forme
d'onda.
La combinazione di tutte queste onde sonore richiederebbe la
descrizione di molti altri concetti, comunque la frequenza e
l'ampiezza sono i concetti più qualificanti ai fini delle
prossime considerazioni.
Come convertire onde sonore in campioni digitali
Per convertire un'onda sonora analogica in un segnale digitale,
il computer deve essere in grado di misurarne l'ampiezza in
determinati punti.
Ogni misura rilevata viene chiamata campione, perciò la
conversione da analogico a formato digitale prende il nome
"campionamento del suono".
Tanto più ampia sarà la frequenza di
campionamento, tanto maggiore sarà anche il numero delle
misurazioni d'ampiezza e, quindi, la rassomiglianza fra il
campionamento e l'onda sonora originale. A questo punto, si pone
un problema: essendo l'onda sonora caratterizzata da un numero
infinito di valori, non è possibile replicare esattamente
l'originale. A ciò si può ovviare utilizzando
frequenze di campionamento sufficientemente elevate, per le quali
è possibile creare una rappresentazione tanto simile al
suono originale, che la differenza è impercettibile
all'orecchio umano.
Il numero di campioni presi per secondo è chiamato
frequenza di campionamento, che viene normalmente misurata in
kHz. Le frequenze di campionamento più diffuse sono 11
kHz, 22 kHz e 44 kHz.
Un'altra variabile fondamentale è rappresentata dalle
dimensioni del campionamento, ovvero la risoluzione, che,
normalmente può avvenire a 8 o 16 bit.
La risoluzione di campionamento è rappresentata, in
pratica, da termini di incrementi tra la parte inferiore e la
parte superiore dell'onda. In realtà i valori non variano,
ma gli incrementi a 16 bit consentono di raggiungere dettagli
migliori rispetto ai minori incrementi a 8 bit. L'approssimazione
ottenuta utilizzando un campionamento a 16 bit, sarà
quindi più raffinata rispetto a un campionamento a 8 bit,
in quanto gli incrementi sono più vicini.
La differenza che si crea tra il vero valore d'ampiezza e il
valore arrotondato viene definita errore di quantizzazione. Molti
errori di quantizzazione provocano un fruscio facilmente
avvertibile nel file audio prodotto.
La qualità di un suono digitale dipende, perciò,
in parte dalle sue dimensioni e in parte dalla frequenza di
campionamento utilizzata. Poiché gli errori di
quantizzazione sono più facilmente percepibili
dall'orecchio umano rispetto a quelli dovuti alla bassa frequenza
di campionamento, è consigliabile optare per un
campionamento a 16 bit piuttosto che per uno a 8 bit. Se si
è costretti ad utilizzare un campionamento a 8 bit,
è preferibile scegliere una frequenza di campionamento
elevata in modo da limitare l'effetto degli errori.
Altre informazioni integrate nei suoni digitali sono quelle
relative ai canali adottati, normalmente utilizzati per creare
effetti stereofonici.
Per ottenere un suono di qualità superiore è
necessario, ovviamente, aumentare la frequenza e le dimensioni
del campionamento e il numero dei canali.
Purtroppo, e questo è un problema, all'aumento della
qualità (ciò vale anche per le immagini) aumentano
anche le dimensioni dei file. Ad esempio, un minuto di musica a
22 kHz con una risoluzione di 8 bit richiede circa 1.25 MB mentre
un minuto di audio in qualità CD (16 bit e 44 kHz)
richiede 10 MB. Naturalmente se il suono è stereo queste
dimensioni devono essere raddoppiate.
Una soluzione a questo grave problema può essere
l'adozione una forma di compressione: se i file occupano troppo
spazio, si può prendere esempio da alcuni formati grafici
(come Jpeg) e creare degli algoritmi di compressione che riducano
le dimensioni dell'audio. Secondo gli esperti, l'audio è
molto difficile da comprimere (a differenza delle immagini, le
onde sonore sono incredibilmente complesse e non vi sono sequenze
ripetute e variazioni costanti che possono essere compresse come
nel caso delle immagini), perciò solamente alcuni formati
audio sono dotati di qualche forma di compressione.
Dopo aver prodotto un suono digitale partendo da un suono
analogico, si deve obbligatoriamente pensare a come riprodurlo,
il che implica l'operazione inversa. Quando si deve ascoltare un
suono audio digitale, il computer traduce i campioni digitali in
un'onda sonora analogica.
Poiché un campione digitale rappresenta l'onda sonora
tramite milioni di cifre, ognuna delle quali viene mantenuta per
la stessa quantità di tempo in modo da approssimare il
suono precedente mente campionato, il risultato potrebbe essere
un suono un po' incerto e talvolta buffo Per raccordare le punte
dell'onda prodotta vengono utilizzati alcuni filtri analogici e
il risultato viene inviato agli altoparlanti del computer.