Introduzione generale IL PRINCIPIO DELLE CIVILTÀ ARTISTICHE Nell'età Paleolitica l'uomo si mette davanti al vero e lo interpreta figurativamente secondo la visione di rapido sguardo, con due diverse soluzioni, volute dal carattere dell'oggetto raffigurato. Nel caso dell'animale, la figura è generalmente di profilo. Nella rappresentazione dell'uomo, invece, il profilo non è costante. Vi sono movimenti i quali non si possono vedere di profilo (ad esempio le gambe divaricate con la piegatura delle ginocchia). La possibilità di rappresentare l'animale di profilo, nel suo contorno più chiaro e semplice, spiega la preminenza della rappresentazione animalistica sopra a quella umana, che offre maggiori difficoltà. Sottile, agile, mobile, l'uomo si presenta meglio di fronte che di profilo; quindi l'uomo primitivo prediligeva il profilo per l'animale, e l'assialità frontale per l'uomo. Quando lo sviluppo delle idee religiose e sociali, proprio delle grandi civiltà, richiede all'artista figurativo uno sforzo più intenso e il gusto predilige forme armoniche, applicabili a monumenti grandiosi, i due modi usati nell'età paleolitica si assestano e si combinano in forme convenzionali. Una grande scoperta o invenzione fu quella di chi per primo ideò la figura umana con testa e gambe di profilo, con torso frontale. Il millenario problema era risolto, e la soluzione divenne ovvia per tutto un ordine di civiltà, che non credette doverla mutare, anche se l'occhio e la mano sentivano di potere vedere e disegnare altrimenti. Naturalismo e geometria, due forme in apparente contrasto, si combinano, come nella statua egizia o nel vaso peruviano, in un tutto armonioso. Talvolta il torso è messo di profilo, come nelle figure maya, ma ciò non vuol dire che scorci, ossia venga reso prospetticamente. Esso è proiettato di fianco, anziché di fronte. Ecco dunque la parentela che stringe un solo gruppo di civiltà lontane nello spazio, come la peruviana, l'egizia e la maya, o nel tempo come il paleolitico magdaleniano e le pitture del centro dell'Africa. Un altro gruppo di civiltà, dalla Grecia sino al Giappone, terrà diverso cammino; adottando la rappresentazione prospettica, che vige tuttora nei popoli di civiltà occidentale. Un punto unico di partenza, dunque: la rappresentazione mista dell'età Paleolitica; due punti di arrivo: l'arte Maya in America, l'arte giapponese nell'Oriente dell'Asia. I PARTE L'ARTE NEI PAESI EXTRAEUROPEI Introduzione Il primo gruppo di civiltà artistiche comprende le nazioni dell'Asia che fiorirono prima della Grecia, ed altre dell'Africa e dell'America. Malgrado la distanza nello spazio e nel tempo, esse offrono punti di somiglianza che non si danno tra i popoli vissuti a contatto, come Persiani e Greci. Il modo generale di rappresentazione di questo primo gruppo è la proiezione, che ritroviamo alla base di tutte le sue arti, e che si basa sulla legge di frontalità. L'immagine di un'architettura proiettata nello spazio è la più chiara e netta possibile. Sono di questa natura gli obelischi, gli arieti, le sfingi, le statue lungo il cammino dei morti in Cina. L'architettura pensata nello spazio tende a escludere ogni elemento articolato. L'architettura come proiezione nello spazio ama le superfici nette e regolate dalla geometria; è architettura di volume. Per le architetture di volume è una necessità vitale essere armonicamente misurate. Come c'è un'architettura di proiezione che tende ad appiattirsi nello spazio, ed un'altra che abbraccia lo spazio, così vi sono due modi di rappresentare le cose: proiettate sopra ad un piano orizzontale o verticale, in modo che perdano ogni seno di spessore, oppure rappresentate come sono e come appaiono, con spessori, scorci e chiaroscuri. Gli artisti del paleolitico passarono dall'uno all'altro modo a piacere. Solo con gli Egizi si stabilisce la convenzione del busto frontale, gambe e volto di profilo, poi adottata da tutto l'Oriente mediterraneo, sino all'età greca. Perché questa sintassi di due visioni? La risposta è semplice: il busto frontale, il viso e le gambe di profilo, sopprimono nella rappresentazione ogni scorcio e le conferiscono una notevole chiarezza. Un confronto fra un paesaggio orientale ed un paesaggio classico, chiarisce la differenza tra i due mondi pittorici. Nel paesaggio orientale tutte le cose sono rappresentate con lo stesso valore, con la stessa chiarezza, e nell'esatto loro rapporto di dimensione, perché non vi sono primi e secondi piani. Invece nel paesaggio romano i lontani sono rimpiccioliti dalla distanza, offuscati dalla massa d'aria interposta, schiariti per la perdita di chiaroscuri e degli accidenti. Anche la pittura è detta di proiezione, perché tende a rappresentare le cose come sono e non come appaiono all'occhio. America centrale (precolombiana) Viene definita precolombiana l'arte che si sviluppa prima delle conquiste spagnole del XVI secolo nei territori dell'America centrale e Meridionale, soprattutto in Bolivia e in Perù, a ridosso della catena montuosa delle Ande. Sia l'arte mesoamericana (Messico e Centro America in genere), sia l'arte andina, si sviluppano a partire dal 1500 a.C. Sembra oggi che il popolamento precolombiano del continente sia il risultato di provenienze diverse, dalla Mongolia alla Polinesia; altri pensano a rapporti con la civiltà egiziana d'età faraonica, attraverso la favolosa Atlantide. La maggior parte dell'America all'arrivo degli Europei aveva culture litiche. Faceva eccezione il territorio messicano- andino, nel quale, senza abbandono dell'industria litica, si era sviluppata una fiorente industria del rame e del bronzo, e si lavoravano i metalli nobili. Nelle aree più povere si trovano utensili di legno e di osso. La lavorazione dei metalli ebbe centri di grande abilità, quali il Perù, dove si otteneva il bronzo con una percentuale molto bassa di stagno. Il ferro era ignoto ai due continenti americani. Prima di descrivere artisticamente le civiltà più importanti, è necessario fare un cenno storico ordinato di esse, a partire dal Nord America. In questa regione apparvero imponenti invasioni o migrazioni di popoli, detti Nahua, provenienti dalle regioni del Colorado, del Rio Grande, del Gila. Verso il secolo XIV essi appaiono installati sugli altopiani del Messico odierno, ove fondano vari stati sotto il nome di Toltechi, Cichimechi, Aztechi, e raggiungono un alto grado di civiltà, onde meritano di essere chiamati i "Romani d'America". Essi hanno lasciato rovine di ingenti città dalle regioni settentrionali del Messico sino all'istmo di Tehuantepec. Affini ai Nahua sono i Maya, che gli Spagnoli trovarono stanziati negli stati odierni di Chipas, Tabasco, Yucatan, Campeche, Quintana Roo, nel Guatemala e nello Honduras, ricchi di monumenti dalla squisita proporzione, tanto da poter essere paragonati a quelli dell'Antica Grecia. Le loro città di Palenque, la Babilonia dell'Occidente, Uxmal, Izamal e altri centri del Messico offrono allo studio archeologico interesse non minore di quello dell'Antico Egitto. Nella Columbia fiorì la cultura dei Chibcha, divisi in molte tribù, con il centro nell'altopiano di Bogotà. Attraversate le tribù costiere si giunge al gruppo di popoli che al momento della conquista spagnola occupavano le regioni dell'Equador, del Perù e della Bolivia, nonché del Cile settentrionale. Molte civiltà si susseguirono in questi territori, ma la più nota è quella degli Inca, con diversi centri: Tiahuanaco, Inca, Chanchan, Cuzco. Le altre regioni volte verso l'Atlantico, per ragioni varie, non svilupparono civiltà originali sino alla venuta degli Europei. La parte storica dell'America è dunque essenzialmente rappresentata dalla regione del Pacifico, cui si può aggiungere lo Yucatan nel Mar delle Antille. L'evoluzione dell'arte segue da vicino le tre fasi delle civiltà precolombiane: un periodo di formazione, nel primo millennio a.C., un periodo detto classico, in cui la società si fonda su una struttura religiosa (I millennio a.C.), e un periodo postclassico, nel quale avviene la formazione di grandi regni e che si protrae fino all'arrivo degli Spagnoli agli inizi del MilleCinquecento. Arte mesoamericana Le popolazioni che si sono susseguite e, a volte, sovrapposte, nei territori che vanno dal Messico al Nicaragua, sono numerose. Vediamo brevemente quali opere ci hanno lasciato: Olmechi: Sono considerati i primi abitanti del Messico, e gli vengono attribuite piccole figure di argilla e di giada, grandi teste monolitiche, rilievi su sarcofagi e altari. Intorno alla località di Teotihuacan ( a nord dell'attuale capitale del Messico) si sviluppa una civiltà che dura fino al VIII secolo d.C. e che lascia testimonianze di grande interesse artistico: a questa cultura appartengono le Piramidi del Sole e delle Luna e il complesso della Cittadella, formato da una successione di terrazze sulle quali si innalzano 15 piramidi; Contemporaneamente a quella di Teotihuacan, gli Zapotechi, nel Messico meridionale, sviluppano una civiltà che dal VII secolo a.C. si protrae fino al XVI d.C. la Città dei Templi sul monte Albàn, vicino alla città di Oaxaca è il maggior complesso monumentale di quest'arte; Tra il XIII e il XVI secolo fiorisce l'arte Azteca, la cui espressione più significativa è costituita dalla metropoli di Tenochtitlàn (l'antica città del Messico), considerata un capolavoro di architettura e urbanistica per la regolarità del tessuto urbano, dotato di piazze sulle quali si affacciano, con una disposizione simmetrica, edifici monumentali; Dalla penisola dello Yucatan fin all'Honduras, nei primi secoli dopo Cristo, si sviluppa la civiltà Maya. Le città che costruiscono sono centri amministrativi, commerciali, ma soprattutto cerimoniali, destinati alla celebrazione del culto religioso. Aztechi La storia del Messico si può tutta riassumere in quella degli Aztechi, popolo forte e fiero, che in breve conquistò tutto l'altopiano ed impose alle altre tribù la propria civiltà, ancora fiorente quando sopravvennero i dominatori spagnoli. Nel 1325 fondarono la città del Messico o Tenochtitlàn (fico d'india su pietra). Formata da prima di semplici capanne, la città venne presto ricostruita in pietra e unita alle rive del lago di Texcoco per mezzo di possenti dighe. Il grande stato non fu mai in pace. La sua forza era fondata sopra la guerriglia che conduceva instancabile contro i popoli vicini. L'archeologia e la scienza moderna hanno ripreso lo studio della cultura azteca sopra gli scarsi documenti scritti e soprattutto sopra quelli icofoni, o simboli ideografici, che costituiscono una vera parlata dipinta. Gli Aztechi sono un popolo dalle usanze contrastanti, che vanno da un grande rispetto della morale naturale a forme di culto e di guerra della più atroce crudeltà. Lo stato era una confederazione di tribù, governate da un re, e da vari consiglieri scelti tra i nobili. Le terre erano divise tra la corona, la nobiltà e il popolo, e coltivate da servi della gleba, chee però erano personalmente liberi. La scuola era obbligatoria, e vi si insegnava religione, la morale, le arti, compresa la musica. Pare che all'origine della mitologia azteca fosse il concetto di un dio unico, un essere supremo. Per analogia con il principio maschile e femminile, da cui si genera la vita, egli si sdoppiò, creando così il Dio maschile Sole, e la Dea femminile Luna. Gli Aztechi credevano ad una vita futura, ad un paradiso per i guerrieri morti in guerra e per le vittime care al Dio. Si praticavano riti che prevedevano sacrifici sopra ad una pietra detta tehcatl, alta un metro circa e a forma di piramide tronca. non tutte le cerimonie erano sanguinarie. Vi è memoria di lunghe processioni attorno ai templi. Si procedeva lentamente per le diverse terrazze e le scale che conducevano fin sulla sommità del tempio. La capitale, formata dalla due città gemelle di Tenochtitlàn e Tlaltelolco, poste in mezzo a un lago circondato da nevi perenni, era pulitissima, con pavimenti di grandi lastre bianche o cementate o levigate. Le abitazioni comuni erano costruite con una pietra color rosso chiaro, calda e pittoresca. Il tetto era piano e senza fumaioli, perché le vivande si cocevano all'aperto. Le due città in mezzo al lago erano congiunte alla terraferma per tre grandi moli di pietra; un acquedotto partiva da una piccola città rivierasca e portava l'acqua pura alle due metropoli. La doppia città insulare doveva offrire un aspetto sorprendente con i suoi giardini in mezzo all'azzurro delle acque. La cattedrale odierna di Città del Messico sorge sulle rovine dell'antico tempio di Huitzilopoztli. Era alto dai trenta ai quarante metri, e si chiamava la "montagna del serpente", (in genere i templi sorgevano coloriti sopra ampli zoccoli a piramide). Ma questa meravigliosa architettura perì in gran parte, con la distruzione della capitale al tempo del Cortes. Gli Aztechi avevano imparato dai Toltechi a lavorare le pietre dure, che si adoperavano a fare vasi, come la nefrite e la giadeite; la preferenza per pietre di questo colore giallognolo veniva da credenze magiche intorno al loro potere di dispensare la vita e l'acqua, condizione di vita. Particolare dall'arte Azteca sono i teschi umani in cristallo di rocca, possenti per l'effetto quasi magico della materia. Maya La più misteriosa e la più ricca delle civiltà antiche americane è indubbiamente la Maya, che occupò il territorio della penisola dello Yucatan. È una pianura ondulata dove le alture non superano i 500 metri. Una spessa foresta la ricopre oggi per gran parte. Scarso di acque correnti, con pochi laghi, il paese si disseta ai pozzi detti cenotes che risalgono ad una certa antichità. L'enigma della civiltà dei Maya si può così riassumere: esiste nel centro dell'America un paese che fu popolato in un tempo antico da un numero imprecisabile di città, talune più vaste delle principali città europee; con monumenti di straordinaria bellezza, ricchi di statue e rilievi dipinti, con strade larghe pavimentate, con templi a piramide, con osservatori, calendari monumentali, iscrizioni sparse ovunque, in geroglifici che nessuno riesce a decifrare, sebbene la lingua in cui sono composte si parli ancora nel territorio. Queste rovine, che superano quelle dell'Egitto, della Grecia e di Roma, sono oggi sepolte in foreste quasi inaccessibili, difese dagli eredi di quella grande civiltà distrutta. L'architettura maya destò grande interesse in occidente fin dal XVI secolo: le piramidi, i templi e i palazzi erano stati abbandonati da tempo, ma la loro ubicazione in luoghi difficilmente accessibili e la mancanza di informazioni funsero da stimolo importante per i primi studiosi. I costruttori maya disponevano di materiali quali blocchi squadrati di pietra calcarea per le parti di rivestimento, e terra, pietrisco e lastre di pietra per il riempimento dei nuclei e del basamento. Gli architravi delle porte, i rinforzi delle volte, nonché le impalcature, le scale e i rulli che servivano per l'esecuzione dei lavori erano di legno di mogano o di capote. La conquista tecnica più caratteristica fu la falsa volta, consistente in due muri uniti nella parte superiore grazie all'avvicinamento progressivo delle file di pietra. Lo stucco che veniva utilizzato per intonacare pavimenti, pareti e sculture si otteneva mescolando la calce con l'acqua in una soluzione di gomma vegetale. I centri concepiti per le cerimonie religiose comprendevano di solito vari tumuli piramidali, spesso sormontati da templi o altri edifici e raccolti intorno a piazze aperte. Le piramidi, generalmente di terra e pietrisco, erano rivestite di blocchi di pietra e vi si accedeva tramite rapide scale, poste su uno o più lati. L'arco era sconosciuto, gli interni erano angusti e le finestre piccole. L'interno e l'esterno erano dipinti con colori brillanti; inoltre decorazioni, sculture in legno dipinto, stucchi e mosaici in pietra abbellivano le facciate. Le abitazioni furono dapprima dolmen, poi capanne di paglia o legno, infine case di pietra, erette spesso sopra un alto basamento. Questa alta base era una caratteristica dell'architettura monumentale, e si riscontra nei templi e nei palazzi. I templi erano costruzioni massicce, basse e lunghe erette sopra piramidi artificiali, tronche, talvolta a diversi piani. Vi era un'unica finestra e porte spesso asimmetriche. Si accede al tempio per un'ampia scala che talora si ripete sui quattro lati della piramide base. All'inizio gli altari erano all'aria libera, poi si racchiusero dentro una specie di capanna lignea, e in seguito questa si trasportò nella pietra, senza mutarne la forma essenziale. Il tempio comprendeva diverse stanze, ed un sacrario interno; era talvolta preceduto da un porticato o da una loggia a pilastri e colonne. A Chichen Itza e a Palenque si hanno templi circolari anche nella base, venendo così a somigliare alle tombe della tarda età romana. Spesso questi edifici erano rastremati e a vederli in sezione sembrano le nostre case a piani rientranti. Alcuni avevano una specie di falsa cupola che presentava al di fuori la forma aguzza di guglia, grazie ad un'alta cresta di muratura robusta traforata da feritoie. Nel costruire i Maya, come gli egizi, non conoscevano risparmio, sia che usassero le pietre tagliate e unite con calce, sia che adoperassero mattoni cotti al sole, il muro era di forte spessore, probabilmente per una ragione di clima più che di sicurezza. In genere i carichi sono assai bene bilanciati su supporti interni e l'edificio è compatto come un sol blocco. Il tetto negli edifici monumentali è di pietra, a spioventi inclinati per lo scolo delle acque. Se vi sono soprastrutture, esse formano con il tetto un corpo solo. Molto usata la volta alla cappuccina, con una lastra orizzontale per chiave, ma si trova anche la forma triloba e arcuata, sempre però per elementi aggettanti e non a contrasto. Le porte erano in genere rettangolari o leggermente rastremate; le finestre avevano una caratteristica forma a T. Pilastri e colonne presentavano motivi variatissimi. Spesso la colonna aveva per base una testa di serpente, il cui corpo costituiva il fusto e la coda ripiegata orizzontalmente formava il capitello, a sorreggere la trabeazione. La colonna liscia, leggermente rigonfia, come quella greca, portava spesso un capitello quadrato. Talvolta le colonne appaiono riunite come in una palizzata. La pianta dell'edificio, variabile a seconda dell'uso, era sempre regolare e comunemente simmetrica, con un centro rappresentato da una scalea o da un portale di maggiori dimensioni o da un'unica apertura. La parte più originale dell'architettura maya è la decorazione, che in alcuni monumenti raggiunge un fasto rigoglioso, pur senza che si smarrisca la linea generale dell'edificio. Le principali città Maya, oltre alla capitale, sono: * Copan; era la capitale scientifica della vita dei Maya. Consisteva in un acropoli e in 5 piazze. L'acropoli è un complesso di piramidi, terrazze e templi aggiunti a poco a poco sino a formare un ammasso grandioso che copre 65 acri. * Uxmal, presentata come la capitale neoclassica dell'impero. La sua architettura è molto diversa da quella di Chichen Itza: non vi sono templi del serpente, non colonnati; nessun edificio ha basamento a piè di torre. * Uaxactum, a cui è stato riconosciuto il primato di anzianità, ma che occupa un posto secondario nel rango delle città Maya. * Palenque, caratterizzata dalla bellezza della sua scultura, favorita dalla presenza di un calcare finissimo e da uno stucco lavorato con grande delicatezza. Arte andina Come l'arte mesoamericana, anche quella andina viene suddivisa in tre periodi: un primo periodo di formazione, uno classico, uno postclassico. Le civiltà Mochica e Nazca del Perù (tra il 400 e il 1000d.C.), ci hanno lasciato pregevoli lavori di artigianato come tessuti, ceramiche, ricami e vasi- ritratto molto espressivi e realistici. Contemporaneamente fiorisce in Bolivia la civiltà il cui centro è costituito dalla città di Tiahuanaco. La civiltà è considerata l'espressione classica dell'arte andina; il monumento più noto e significativo è l'Ingresso del Sole. Il periodo postclassico, o imperiale, si identifica con l'ascesa e la caduta della popolazione Inca. Le piramidi, i palazzi , i templi che gli Inca costruiscono a Chan Chan, Cuzco (capitale), e Machu Picchu sono imponenti costruzioni di pietra, con effetti decorativi dovuti al gioco di luce e ombre ottenuto con l'apertura di nicchie e gallerie. Africa Si è soliti dividere l'arte africana in tre filoni principali: Arte rupestre, Archeologia, Arte etnologica. -ARTE RUPESTRE. Essa si sviluppa prevalentemente nelle zone dell'Africa nord- occidentale a partire dal 7000 a.C. e per un arco di tempo di circa 8000 anni, durante i quali avvengono modificazioni di stile facenti capo a quattro periodi o stili distinti. Il più significativo è quello detto dei popoli pastori, risalente al 6000 a.C. -ARCHEOLOGIA AFRICANA. Nella zona centrale e meridionale del continente africano sono state scoperte imponenti rovine di città (Zimbabwe, Mapungubwe), fiorite nei primi secoli dopo Cristo. Dal IV al XVII secolo, nelle regioni comprese tra il Golfo di Guinea e il Sahara meridionale, si sviluppano le migliori espressioni dell'arte archeologica. -ARTE ETNOLOGICA. L'etnologia (dal greco "studio dei popoli"), è la scienza che studia le culture e le civiltà dei popoli attraverso i costumi e le tradizioni. Si può dunque parlare di arte etnologica per manifestazioni artistiche legate alla cultura popolare, come le maschere e le statue del Mali e del Sudan, utilizzate per rituali religiosi e magici; oggetti di metallo del Senegal e del Camerun; tessuti e maschere dell'Angola, della Tanzania e dello Zaire. Oceania Gli australiani erano una popolazione nomade, e dunque non potevano portarsi appresso i loro musei e perciò l'arte si limita all'ornato personale: armi, vesti, acconciature, tatuaggio. Con nerofumo o carbone di legna, con argilla bianca o calce, con terre rosse o gialle gli australiani si tatuano il corpo e dipingono sulle rocce. Gli scudi di legno, a forma ovale, hanno di solito strisce bianche o nere, con una croce in mezzo. Di rosso sono dipinti i Tjurunga (cosa nascosta), che rappresentano il corpo degli dei morti. Quasi tutti questi segni hanno un significato. I cerchi concentrici rappresentano luoghi di riposo e le linee che li congiungono sono strade; i nastri avvolti sarebbero proiezioni di cose vedute dall'alto. Non piccola parte ha l'acconciatura liturgia, a cui appartengono i fusi per capelli usati nei balli. Uno di questi fusi riproduce quasi lo scheletro di un pesce, con testa di mostro ad occhi tondi. I colori sono nero, bianco e rosso. Con le cortecce si fanno maschere di grande efficacia, combinando la pittura con la plurimateria. Cina Si può cominciare a parlare di civiltà artistica cinese a partire dal terzo millennio a.C. le prime opere del periodo neolitico sono vasi funerari in ceramica rossa, nera, grigia, decorati con figure di animali fantastici. Nei periodi successivi, e soprattutto durante la dinastia Shang (1600- 1027 a.C), si assiste a uno sviluppo artistico con carattere preciso: viene introdotta la scrittura a disegni (pittografica), vengono realizzate grandi sculture di pietra, raffinate ceramiche bianche, e la fusione del bronzo permette la lavorazione di vasi dalla tecnica raffinata. Anche in architettura si precisano elementi che perdureranno nei secoli successivi, come il basamento in terra battuta, l'utilizzo della pianta rettangolare e del cortile. Fino alla dinastia Han,(206- 220 d.C), non ci sono variazioni stilistiche di grande rilievo; è necessario però sottolineare l'inizio, nel III sec. A.C., l'imponente opera di ingegnieria militare: la Grande Muraglia. Costruita per frenare le invasioni delle popolazioni nomadi del Nord, e terminata solo nel 1500 d.C., l'immensa opera di fortificazione si estende per oltre 2400 km di territorio spesso montagnoso. Nel periodo Han si definiscono soprattutto le funzioni dell'architettura e dell'urbanistica. Nelle città-capitali le abitazioni private rispecchiano le condizioni sociali del proprietario: sono dislocate in precise zone, e le dimensioni e il numero dei cortili sono proporzionali alla ricchezza e al rango di chi le abita. Gli edifici pubblici, invece, sono allineati lungo la via principale, che conduce al palazzo reale. La dinastia Tang (618- 907), dopo un periodo di instabilità politica, attua l'unificazione dell'impero con espansioni territoriali in Asia centrale, Indonesia, Corea. In questi tre secoli, considerati l'età classica dell'arte cinese, si perfezionano soprattutto la pittura su seta, la lavorazione dei metalli preziosi, e la produzione di ceramiche a decori naturalistici e geometrici, molto apprezzate e esportate in tutto il mondo. Sotto la dinastia Sung (960-1279) si assiste a un vero rifiorire di tutte le arti: in particolare la pittura con dipinti di piccolo formato, realizzati su seta e carta con la tecnica a inchiostro, e la ceramica con la produzione di vasi di porcellana pesante. Della successiva dinastia Yuan (1279- 1368), di origine mongola, restano solo i racconti di Marco Polo che descrive, nel Milione, le ricche costruzioni di Pechino. Sotto la dinastia Ming (1368- 1644) e Ch'ing (1644-1912), vengono riproposti motivi e tecniche dell'arte classica. Da sottolineare, in particolare, la grande abilità tecnica raggiunta dagli artisti del periodo Ming nella realizzazione delle porcellane sottilissime, dette a guscio d'uovo, e riccamente decorate. Giappone le prime testimonianze artistiche giapponesi risalgono ala cultura neolitica del periodo Jomon (IV millennio- IV/ III sec. A.C.): si tratta di ceramiche con semplici decorazioni, rappresentazioni di uomini e animali su vasi e di figure antropomorfe d'argilla che risentono delle tradizioni giunte dal continente asiatico. Le influenze asiatiche, soprattutto sull'arte del Giappone, sono determinanti a partire dal VI secolo d.C., quando si verifica in Giappone l'introduzione della religione buddista. Di questo periodo due sono le opere particolarmente significative: la prima è il complesso architettonico Horyuji, fondato nel 607 vicino a Nara, il più antico esempio di architettura in legno su fondazione e piattaforme di pietra; la seconda è il bronzo fuso nel 623 dallo scultore Tori Busshi e soprannominato la "Triade di Sakiamuni". L'affermazione definitiva del buddismo avviene nell'epoca Nara (645- 794). L'influenza dell'arte cinese si rileva particolarmente nella costruzione Heyò-Kyò (oggi Nara), nel complesso ligneo di Todàiji e nella pittura, dove la descrizione degli eventi diventa molto particolareggiata e minuziosa. Nei secoli successivi, l'epoca Kamakura (1185- 1392) e l'epoca Edo (1615- 1868) rivestono interesse artistico. Nel primo periodo, l'architettura ritorna a forme semplici, mentre in pittura si sviluppa il genere del ritratto. Nell'età Edo, che vede un isolamento della cultura occidentale, si verifica un ritorno alla tradizione soprattutto in architettura. In pittura il grande sviluppo delle stampe (xilografia) suscita anche in Occidente l'interesse di artisti parigini come Van gogh e Toulouse-Lautrec. Cambogia LA città di ANGKOR Alla fine del IX secolo re Yasovarman 1(889-900), fece costruire per primo la propria capitale nel sito di Angkor, forma alterata del termine sanscrito Nagara che signifíca "città reale, capitale", inaugurando una tradizione che sarebbe durata per i successivi cinque secoli: molti dei suoi discendenti lo avrebbero emulato cosicché nacquero diverse Angkor disposte l'una accanto all'altra fino a creare un centro monumentale di circa duecento chilometri quadrati. Per secoli i re si dedicarono a far costruire i templi dove essi stessi venivano venerati e che tuttora ne perpetuano la memoria, al perfezionamento delle opere di irrigazione e alla costruzione di dighe (veri capolavori di tecnica idraulica, oggi non più visibili), all'espansione politica e culturale: nel XII secolo la civiltà khmer si irradiò per tutto il sud-est asiatico fIno a estendersi dalle coste del Vietnam alla Birmania centrale, dal Laos alla penisola ma-lese. II regno di Jayavarman VII tra 1181 e il 1219 rappresentò il culmine dell'impero, ma anche l'inizio del suo secolare declino: il progressivo ridursi della Cambogia alle sue terre interne sotto l'incalzante avanzata delle po-polazioni vicine, la sospensione dei lavori per il controllo delle acque, la crisi di una società divisa in caste, logorata dalle guerre e dalla dispendiosa furia costruttrice del sovrano, la massiccia conversione al buddismo ascetico minò quel potere che per secoli aveva ostentato il proprio induismo. Nel 1431 l'antica capitale di Angkor venne abbandonata perché indifendibile e i re si trasferirono piú a sud, nell'attuale Phnom Penh: i templi vennero inghiottiti dalla vegetazione tropicale per esserne liberati nel XX secolo dalla missione archeologica francese (1933-72). Dal 1992 Angkor fa parte del patrimonio dell'umanità. Nel complesso monumentale di Angkor lo stesso schema urbano ritorna, con poche varianti, nelle diverse "capitali": nel cuore di ogni "città reale", protetta sui quattro lati da una cinta muraria, si trova il tempio principale, a nord di questo il palazzo reale, poi i quartieri residenziali; ultimi, ma non meno importanti, i baray, la cui forma geometrica aveva un i significato magico, grandissimi bacini artificiali creati attraverso imponenti lavori idraulici che permettevano di irrigare le risaie nei sei mesi della stagione secca. La struttura urbana rispecchia la cosmologia dell'universo khmer, che aveva le sue radici nella cultura indiana: le mura e i fossati corrispondono alla catena di montagne e all'oceano che delimitano il mondo, al centro il tempio piramidale racchiude l'idolo, il linga, centro ideale del mondo, l'emblema eterno del re terreno che é emanazione diretta della divinità; i ponti che valicano i fossati, infine, mettono in comunicazione i due mondi, quello divino e quello umano. Tutti gli edifici khmer giunti fino a noi sono edifici religiosi: contrariamente alla sistemazione urbanistica, i grandi templi sono diversi l'uno dall'altro per decorazione, planimetria e ambientazione: essi custodiscono le maggiori testimonianze artistiche dell'impero Khmer, che conobbe il suo periodo di maggior splendore tra la seconda metà del IX secolo e l'inizio del XII. Re Indravarman I (877-889), che completò l'opera di unificazione di Jayavarman II (802-850), fece edificare nella regione di Angkor i primi grandi monumenti in pietra. II primo tempio dell'architettura classica khmer é il Prah Ko che sorse sul monte di Mahen-drapura per custodire, come voleva la tradizione, le anime degli antenati del sovrano; dedicato al dio Shiva, l'edificio é costruito in mattoni, con infissi e porte in laterite, pietra dal caldo colore rosso mattone, che caratterizza le architetture khmer più antiche. Nella struttura si succedono, dall'esterno verso l'interno, un ampio recinto quadrato e turrito, una seconda recinzione che sorge a un livello superiore e, infine, una piattaforma rettangolare munita di 6 alte torri quadrate, disposte su due file. SECONDA PARTE LE ARTI DERIVATE DALL'UMANESIMO CLASSICO India Per arte indiana si intende quel complesso di fenomeni artistici che, geograficamente, ha interessato non solo l'India attuale, ma anche il Pakistan, l'Afghanistan e la regione del Kashmir. Essenzialmente religiose, le manifestazioni artistiche hanno come scopo principale quello di mettere in comunicazione gli uomini con le divinità. L'Arte indiana inizia nel 2500 a.C. e comprende diversi periodi corrispondenti alle principali dinastie: periodo Maurya (321-185 a.C.). I Maurya conquistano e unificano l'India intera, imprimendole un notevole sviluppo politico e culturale. La nuova religione, predicata da Buddha due secoli prima, si diffonde in tutto il Paese. L'architettura si sviluppa secondo due temi: quello delle costruzioni all'aria aperta (gli Stambha, pilastri isolati sormontati da capitelli) e quello dei monumenti rupestri; periodo Sunga (185- 72 a.C.). numerose dinastie nazionali e straniere si susseguono ai Maurya, che distruggono l'unificazione prima raggiunta. Un tipico edificio di questo periodo è lo Stupa, il reliquiario buddista, che rappresenta architettonicamente una proiezione dell'Universo; periodo Gupta (IV- VI secolo d.C.). la dinastia dei Gupta riunifica parzialmente il paese e imprime un nuovo impulso alla civiltà e all'arte. I templi non sono più soltanto scavati nella roccia ma edificati con un complesso piano architettonico. Gli stupa diventano più alti e si diffonde anche un santuario a pianta quadrata con abside, riccamente decorato di sculture e affreschi; medioevo indiano (VII- XII secolo). Con il crollo dell'impero dei Gupta, l'India attraversa un periodo storico complesso, nel quale si frantuma l'unità politica e si assiste a una maggiore diffusione dell'Induismo, mentre il buddismo perde terreno. In questo periodo l'architettura religiosa raggiunge livelli di eccezionale splendore soprattutto nella pianura del Gange; periodo islamico (XII- XVIII secolo). La religione mussulmana penetra in India già prima del X secolo: solo qualche secolo più tardi, però, inizia a influenzare la cultura e l'arte. Le prime moschee vengono costruite a partire dal XII secolo, ma è soprattutto con l'affermazione della dinastia Moghul, dal XIV secolo, che nasce un'arte originale, sintesi di temi islamici e indiani. Islam Con il termine ARTE ISLAMICA viene indicata la produzione artistica dei paesi di religione mussulmana. Si tratta di una zona geografica molto vasta, che si estende dal Nord Africa all'Asia Minore, fino all'India, con estensioni in occidente, soprattutto in Spagna. Cronologicamente inizia nel VII secolo, qualche decennio dopo la morte di Maometto (circa 570-632 d.C.) e si protrae fino XVII-XVIII secolo, con le dinastie Moghul in India. Possiamo indicare tre principali settori in cui l'arte islamica raggiunge il massimo dell'interesse: l'architettura religiosa, l'architettura civile, la decorazione. La Moschea -in origine un semplice luogo di preghiera cinto da mura - è la più importante realizzazione dell'architettura islamica. Lo schema originale (pianta a croce, cortile interno), si modifica nel tempo arricchendosi di cupole e torri (minareti). L'architettura civile araba comprende palazzi- castello, veri capolavori di decorazione e funzionalità. Caratteristica infine dell'arte islamica è la decorazione: ceramiche, stucchi, mosaici e piastrelle vengono utilizzati per realizzare decori di grande raffinatezza, sia per i colori sia per le forme geometriche stilizzate (il Corano vieta infatti la rappresentazione della figura umana). TERZA PARTE LA FIGURA DEL TEMPIO Templi indiani Il modello della maggior parte dei templi buddhisti è costituito dallo stupa, un tumulo circolare, a volte di grandi dimensioni, con funzione di reliquiario e simboleggiante l'ordine dell'universo. Gli stupa sono normalmente decorati con sculture in altorilievo, sorgono in gruppi o in complessi non recintati e sono meta di pellegrinaggi. Il grande Stupa di Sanchi (III secolo a.C. - I secolo d.C.) ce ne offre l'esempio più importante. Alla base dello stupa si snoda una zona recintata, destinata al cammino rituale; l'emisfero è sormontato d un sacello simboleggiante la vetta del monte Meru, la montagna cosmica. Al suo interno un albero stilizzato di pietra rappresenta l'umanità. Templi cinesi e giapponesi L'architettura cinese si espresse in edifici di carattere essenzialmente secolare, in monumenti che ospitavano cerimonie civili più che religiose. Con l'avvento del buddhismo i palazzi civili furono riadattati a templi; solo più tardi furono costruiti edifici a sviluppo verticale che ospitavano la statua del Buddha. Il materiale solitamente usato nelle costruzioni era il legno; un complesso sistema di colonne sosteneva una trabeazione lignea, sopra la quale spiccano le forme aggraziate dei soffitti, tipiche dell'architettura tradizionale sia cinese sia giapponese. Dominava il complesso la pagoda, la cui struttura si era sviluppata da quella dello stupa. Solitamente realizzata in mattoni, la pagoda è una torre a livelli sovrapposti, più larghi in basso e via via più stretti verso l'alto. Gli edifici religiosi giapponesi derivano da quelli della tradizione cinese; nonostante siano prevalentemente lignei, si possono tuttora ammirare in tutto il loro splendore, grazie alla cura con cui sono state predisposte e attuate frequenti e meticolose ricostruzioni. In Giappone si possono incontrare, oltre alle pagode, edifici relativamente più bassi, simili a palazzi. Alcuni santuari mostrano uno straordinario lavoro di carpenteria e spiccano per la ricchezza decorativa dei tetti, realizzata combinando ramaglia, tegole e assicelle. Templi precolombiani Nell'odierno Messico e in Sud America, fino all'arrivo degli Europei l'architettura fu prevalentemente religiosa, e si espresse in monumentali edifici. Le piramidi del sole e della luna a Teotihuacan sono un chiaro esempio dello stile mesoamericano. Il tempio della luna è una sorta di piramide a gradoni, alla cui sommità era posta la piccola cella dove poteva manifestarsi il dio. Il tempio del sole, più grande e maggiormente strutturato rispetto a quello della luna, ha una serie di sculture alla base ed è disposto sull'asse del solstizio d'estate. 14